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Carceri, il trend è allucinante. dal 2014 a oggi sono stati oltre 600 i suicidi e si rischia un triste record
Le statistiche sui suicidi nelle carceri italiane continuano a dipingere un quadro desolante. Dall’inizio del 2014 fino all’estate del 2024, il numero di detenuti che hanno deciso di porre fine alla propria vita ha superato la soglia delle 600 unità. Questo dato, già di per sé allarmante, potrebbe ulteriormente aggravarsi entro la fine dell’anno in corso. Al momento, i suicidi accertati nel solo 2024 ammontano a 61, segnando una media preoccupante di un decesso ogni tre giorni.
Il confronto con gli anni precedenti evidenzia una tendenza inquietante: il 2022 ha stabilito un triste record con ben 85 morti dietro le sbarre. Se il ritmo attuale dovesse mantenere la sua costanza, il timore è che il bilancio finale del 2024 possa superare questa già tragica cifra. Nel corso dell’ultimo decennio, i casi di suicidio tra le mura carcerarie hanno costantemente sollevato interrogativi e preoccupazioni riguardo alle condizioni di vita e al supporto psicologico offerto ai detenuti.
Analizzando i profili delle vittime emerge un quadro variegato ma ugualmente preoccupante. La maggior parte dei detenuti che si sono tolti la vita soffriva presumibilmente o era stata diagnosticata con patologie psichiatriche; molti erano anche persone senza fissa dimora. Tra questi tragici eventi si contano anche due donne: una a Bologna e l’altra nel carcere torinese di Le Vallette. L’età media dei suicidi si attesta intorno ai quarant’anni, ma non mancano casi estremamente giovani (18-25 anni) o più anziani (oltre sessanta).

Dai dati raccolti emerge chiaramente come i primi mesi di detenzione rappresentino il periodo più critico per i detenuti: circa metà dei suicidi avviene nei primissimi sei mesi dall’ingresso in carcere, con sei casi registrati addirittura entro i primissimi quindici giorni. Queste cifre sottolineano l’urgenza di interventi mirati durante questa fase particolarmente vulnerabile della detenzione.
Alcuni istituti penitenziari sembrano essere particolarmente colpiti da questa ondata di disperazione: Poggioreale a Napoli, gli istituti penitenziari di Pavia e Verona e Regina Coeli a Roma sono tra quelli con il maggior numero di suicidi registrati. Questa distribuzione geografica suggerisce l’esistenza di problematiche specifiche legate alle condizioni strutturali e alla gestione interna delle singole strutture. L’aumento dei casi di suicidio nelle carceri italiane richiede una riflessione profonda sul sistema penitenziario nazionale e sulle politiche volte al sostegno psicologico ed emotivo dei detenuti. La speranza è che questo crescente riconoscimento della crisi possa tradursi in azioni concrete per prevenire ulteriori tragedie.
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